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Di compressione audio e qualità - Parte 2

Pubblicato da Fabio il 05/04/2009 alle 08:43 in "Hi-Fi".
Nella prima parte avevo introdotto i vantaggi di un formato audio "senza perdite" come il FLAC. A questo punto è interessante valutarne la qualità, confrontato con il formato audio più diffuso attualmente, cioè l'Mp3.

Volendo effettuare una prova abbastanza accurata (ma senza pretese di scientificità) ho scelto dal disco "Live in Paris" dei Supertramp, la canzone "School", dalla quale sono stati ricavati i seguenti file* con il software Audacity:

- Wav PCM 16 bit, 44.1 kHz (riferimento standard CD)
- Flac 16 bit, livello qualità 6
- Mp3 bit rate costante 256 kbit/s
- Mp3 bit rate costante 192 kbit/s
- Mp3 bit rate medio 128 kbit/s

Ovviamente il file Wav è da considerare come il riferimento di qualità, in questo esperimento.
Una volta ottenuti questi 5 file, sempre mediante Audacity ho effettuato un'analisi in frequenza, ottenendo i seguenti spettri:

Analisi spettrale

I risultati mostrano una certa somiglianza fra Wav e Flac, in pratica gli spettri sono sovrapponibili, a parte alle alte frequenze dove il Flac sembra avere subito un leggero filtraggio passa basso.

Le differenze consistenti si hanno però fra Mp3 e Wav, praticamente l'algoritmo di compressione, utilizzato dall'Mp3, attenua (se non rimuove del tutto) le frequenze intorno ai 16.5 kHz.
Probabilmente dietro questo comportamento c'è una spiegazione tecnica legata alla minore sensibilità dell'orecchio umano a tali frequenze, peccato che ciò non si possa considerare molto Hi-Fi.

Al variare del bit rate dei file Mp3 si ha una notevole variazione della qualità. Al crescere del bit rate il "buco" a 16.5 kHz sembra ridursi, per contro lo spettro, nell'intorno di tali frequenze, risulta alterato rispetto all'originale. Potrebbe spiegarsi così il suono metallico di alcuni file Mp3 di ridotta qualità.

Nel caso dell'Mp3 a 128 kbit/s lo spettro mostra una banda passante palesemente ridotta rispetto all'originale, ci fermiamo ai soliti 16.5 kHz.
Il file audio Mp3 a 256 kbit/s invece, si avvicina molto all'originale, pur presentando delle alterazioni in alta frequenza.
La prova che ho fatto permette di verificare la presenza di alterazioni dello spettro evidenti, ma niente ci dice a proposito di quelle di più piccola entità che potrebbero essere altrettanto deleterie per la qualità audio.

In conclusione il formato vincitore è ovviamente il Flac, che ha dimostrato una migliore conservazione della qualità originale. Questa prova dimostra nuovamente che le famose affermazioni sulla qualità CD dei file Mp3 andrebbero un po' riviste.
Pensare che si possa ottenere la stessa qualità audio dell'originale effettuando compressioni di oltre dieci volte è fin troppo ottimistico, anche senza tirare in ballo prove d'ascolto e analisi spettrali.

La cosa che dovrebbe far riflettere è che il quasi trentenne CD continua tutt'oggi ad essere il riferimento di qualità per l'audio digitale. In un epoca in cui ci vendono dischi fissi con capacità di 1TB, ci limitiamo ad ascoltare musica da file di qualche MB di dimensione, mentre vent'anni fa si son fatti dei miracoli (meccanici ed elettronici) per realizzare un supporto di 650 MB, in grado di contenere solo poche canzoni.

Chi è che dice che la tecnologia migliora col tempo?

*) Visto che Audacity può analizzare solo 22 secondi consecutivi, i file contengono la parte della canzone dal minuto 1:35 al minuto 1:55.
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Di compressione audio e qualità - Parte 1

Pubblicato da Fabio il 04/10/2008 alle 20:10 in "Hi-Fi".
La diffusione di contenuti audio su internet ha soppiantato i supporti tradizionali come il CD. Ormai non si ragiona più in dischi, ma bensì in file, infatti la musica è entrata a far parte di quel nuovo elettrodomestico che è il computer.

Che i file audio siano meglio dei dischi perchè "non hanno attriti meccanici" (frase sentita dire nel corso di un programma d'intrattenimento su raitre) è un po' ridicolo come argomentazione.

Nonostante il marketing ci abbia "stordito" con la storia degli MP3 con "qualità CD" li ho sempre ritenuti inferiori ai cari vecchi CD. L'unico modo per non avere un decadimento della qualità rispetto al CD era di non effettuare compressioni, cioè utilizzare un formato WAV senza perdita.

Per contro un disco memorizzato sul computer in formato WAV occupa lo stesso spazio del CD, quindi fino a 700MB. La soluzione a tale problema è utilizzare un formato compresso, come l'MP3, ma senza perdita (lossless) di qualità.

Le industrie hanno proposto vari sistemi, come ad esempio l'MLP, ma quasi tutti proprietari. Una delle poche eccezioni è rappresentata dal FLAC (Free Lossless Audio Codec).
Il formato FLAC effettua un'operazione concettualmente non molto diversa da quella dei file ZIP, ma garantendo rapporti di compressione in genere migliori, dal 30 al 50%.

Incuriosito da tale codifica ho provveduto a convertire alcuni file WAV (registrati dal vinile "America live" degli America) in FLAC ottenendo una riduzione del 37% dello spazio occupato (da 465.3MB a 293.1MB). Non si raggiungono rapporti di compressione da MP3, parliamo sempre di una trentina di megabyte a brano, ma in questo caso la qualità audio sembra ottima.

Per tutti gli appassionati alla ricerca della vera "qualità CD", il formato FLAC penso sia un compromesso più che accettabile. Spero prossimamente, in una seconda puntata, di approfondire l'argomento qualità audio come merita.

Vai alla seconda parte.
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Amplificatore integrato Yamaha AS-1000

Pubblicato da Fabio il 14/08/2008 alle 16:43 in "Hi-Fi".
Con il "boom degli Mp3" il mercato dell'Hi-Fi, già fiaccato dall'home theater, ha subito un duro colpo. Ad oggi rimane ancora un piccolo numero di appassionati di vera stereofonia che per ascoltare i loro dischi (magari in vinile) necessitano di apparecchi di alta, se non altissima, qualità.

Proprio negli ultimi anni per venire incontro a questa richiesta, alcuni nomi storici dell'alta fedeltà hanno reintrodotto nei loro cataloghi alcuni modelli di pregio, molto più curati (e costosi sigh!) dei normali "pezzi da supermercato".

Fra questi c'è lo Yamaha AS 1000 un amplificatore integrato che riprende la linea dei vecchi modelli del costruttore nipponico.

Yamaha AS-1000

Yamaha AS-1000

Leggendo dalla brochure, l'amplificatore è un 90Wrms per canale che utilizza la tecnologia Floating Balanced Power Amp brevettata da Yamaha.
Sostanzialmente l'uscita dell'amplificatore è flottante rispetto a massa, in modo da migliorare la reiezione ai disturbi. La configurazione ricorda, vagamente, come principio una configurazione a ponte (qui una breve analisi tecnica), già usata in finali come l'MX-1.

Dallo schema di principio presente nella brochure si intuisce una struttura bilanciata del finale che rimane tale fino all'uscita, dove il diffusore viene pilotato dalla differenza dei segnali dei due semi-amplificatori, a dispetto della norma dove il segnale viene riportato in sbilanciato da uno stadio di uscita push-pull a simmetria complementare.

La costruzione è dual-mono con un trasformatore a lamierini centrale e stadi finali montati sui dissipatori laterali. I connettori di uscita sono molto curati, l'unica pecca rispetto al passato è la scomparsa del selettore di registrazione.

Per gli amanti dell'analogico è stato ovviamente integrato uno stadio fono, a quanto detto, di alta qualità. Purtroppo ci troviamo di fronte alla solita giapponesata (la più odiata dai redattori di Costruire HiFi :-) ), uno stadio a RIAA attiva.

Yamaha AS-1000

Lo stadio utilizza in ingresso un differenziale realizzato con due stadi cascode "ibridi" (1 - BJT a base comune in cascata ad un FET a source comune) e carico attivo a specchio di corrente. Lo stadio di guadagno è una "specie" di Darlington e l'uscita è un classico push-pull complementare. L'equalizzazione RIAA è attiva, quindi inserita sulla rete di reazione dell'amplificatore (2 - Rete di deenfasi).

L'ingresso accetta anche fonorivelatori a bobina mobile (MC), grazie alla presenza di un pre-pre a BJT inseribile mediante commutatore.

Visto la mia esigenza di aggiornare l'impianto Hi-Fi, questa potrebbe essere una buona scelta. Non resta che verificare all'ascolto se oltre alle doti tecniche, che ho qui esposto, possegga anche delle buone doti musicali.
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