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Configurare SSH per accedere senza password

Pubblicato da Fabio il 08/11/2009 alle 13:24 in "Informatica".
Riporto la procedura come promemoria per risparmiarmi la solita ricerca su google.

E' possibile configurare SSH per accedere senza password, per fare questo si utilizza la classica crittografia asimmetrica.
Le chiavi possono essere di tipo RSA oppure DSA (scegliete voi la vostra preferita) e si generano con il comando ssh-keygen.

Esempio di generazione di una chiave DSA (per l'utente fabio :-) ):
fabio@f04d:~$ ssh-keygen -t dsa
Generating public/private dsa key pair.
Enter file in which to save the key (/home/fabio/.ssh/id_dsa): 
/home/fabio/.ssh/identity
Enter passphrase (empty for no passphrase): 
Enter same passphrase again: 
Your identification has been saved in /home/fabio/.ssh/identity.
Your public key has been saved in /home/fabio/.ssh/identity.pub.
The key fingerprint is:
etc. etc.
The key's randomart image is:
etc. etc.
Alla richiesta della password lasciate vuoto e premete invio, al termine dovreste trovare, dentro la directory /home/fabio/.ssh/, due file: uno chiamato identity ed uno identity.pub.
A questo punto copiate il file identity.pub all'interno della directory /home/utente/.ssh del server remoto e rinominatelo come authorized_keys. Se è già presente il file authorized_keys basterà aggiungere all'interno il contenuto della chiave pubblica e salvarlo.
Alla fine impostate i diritti di lettura e scrittura sul file authorized_keys del server per il solo proprietario.
Tenete presente che se qualcuno viene in possesso della vostra chiave avrà libero accesso al server.

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[JS] Mostrare e nascondere un div con Javascript

Pubblicato da Fabio il 04/10/2009 alle 16:11 in "Informatica".
Ecco un banalissimo script che permette di mostrare e nascondere, con un clic, un blocco div, mediante l'uso di Javascript.
Un esempio di codice html, per il div da nascondere, è il seguente:
Ciao...
<div id="testo" style="display:none;">
	...mondo!
</div>
<a href="javascript:mostra(1)">Mostra testo</a>
<a href="javascript:mostra(0)">Nascondi testo</a>
Come intuibile la parte fuori dal div sarà sempre visibile, mentre quella interna risulterà inizialmente nascosta a causa della proprietà style="display:none;".

Il semplice script da inserire nel blocco head della pagina è il seguente:
<script language="text/javascript">
<!--
function mostra(par)
{
	var stato = par?"block":"none";
	document.getElementById("testo").style.display=stato;
}
//-->
</script>
Cliccando sui link potrete mostrare e nascondere il div a seconda del parametro passato alla funzione, con 1 il div viene mostrato, mentre con 0 viene nascosto.
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Devo avere UN virus nel PC...

Pubblicato da Fabio il 20/09/2009 alle 07:30 in "Informatica".
Il mio rozzo $motosola inizia a suonare, rispondo e dopo i soliti convenevoli arriva la domanda: "Devo avere un virus nel PC! Hai per caso qualche programma per pulirlo?". Quando ho risposto non sapevo a cosa stavo andando incontro...

La sera stessa scarico le ultime versioni di Spybot SD insieme ad un paio di antivirus, in versione free. Dal mio archivio programmi, invece, recupero altre utility indispensabili per fare manutenzione su $winzozz e alla fine trasferisco tutto il software su una chiavetta USB.
Insieme al "coltellino svizzero USB" preparo anche una live di Ubuntu e una di Clonezilla nel caso fosse necessario creare un immagine del sistema.

Il giorno dopo vado a vedere questo computer infetto e mi trovo di fronte una situazione agghiacciante. Come immaginabile, il Centro sicurezza di $winzozz, per quanto inutile, era disabilitato e non riattivabile. L'antivirus (sì, aveva già un antivirus) non era in grado di aggiornarsi e sembrava completamente "incartato". Tanto per gradire, $winzozz dava errore di accesso alla memoria con una discreta regolarità.
Stacco il cavo di rete e faccio ctrl+alt+canc per dare un'occhiata ai processi in esecuzione e $winzozz mi risponde che il Task Manager è stato disabilitato per ragioni di sicurezza (del virus suppongo).

Installo $antivirusgratuito, ma una volta lanciato non riesce ad aggiornare le firme del database, a quanto pare il virus si è messo al sicuro. Insisto ed installo Spybot, stavolta aggiornato manualmente con le firme che avevo nella chiavetta, lancio la scansione e nel frattempo vado a fare una giratina per sgranchirmi.
Una mezz'oretta dopo torno davanti al monitor e leggo più di 300 errori riscontrati, recupero la mascella dal tavolo e lancio la procedura di correzione.
Un centinaio di questi errori richiedono di essere corretti dopo il riavvio così lascio ripartire la macchina che entra in un loop di errori apparentemente infinito. A quel punto chiedo: "ma a te prima ti partiva?" Risposta: "no bisogna provare più volte, ma poi parte!" Al decimo tentativo di riavvio faccio presente che sarebbe opportuno trovare il disco di $winzozz.

Dopo una pulizia da Ubuntu delle incasinatissime directory di sistema di $winzozz, il PC riparte. Il Task Manager è tornato fra noi, ma internet è andata, anche se al ping non presenta problemi. Inutile insistere il PC deve essere spianato e reinstallato, così chiedo: "Hai il back-up dei dati?" Domanda retorica visto che so già la risposta, per cui consiglio di acquistare un bel disco esterno per salvare i dati importanti (se ci riesce).

Alcuni giorni dopo siamo pronti per il secondo round, formatto reinstallo $winzozz, carico i driver, installo Firefox ed una dotazione completa di antivirus, antispyware, antiqualsiasicosa, infine ricollego l'hard-disck esterno contenente il backup e lancio la scansione, risultato: qualche centinaio di file infetti da bonificare.

Avevi UN virus nel PC? Ma fammi il piacere!
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SMART monitor su Linux

Pubblicato da Fabio il 24/08/2009 alle 14:35 in "Informatica".
SMART (Self-Monitoring, Analysis, and Reporting Technology) è una tecnologia sviluppata per tenere sotto controllo i principali parametri funzionali e meccanici dei dischi rigidi, come: errori di lettura, temperatura di funzionamento, velocità di ricerca, ore totali di funzionamento etc. etc. La deviazione di uno di questi parametri dai valori standard potrebbe essere l'indicatore di un futuro guasto dell'unità.

Nei sistemi linux esiste un apposito pacchetto per l'analisi dei dati SMART, si tratta di smartmontools (lo potete installare da Synaptic o con il classico apt get install smartmontools).

Il tool può essere gestito da shell con il comando smartctl, di seguito riporto alcuni dei comandi base, dove per semplicità farò riferimento al disco /dev/sda (voi sostituite questa parte con quella del vostro disco).

Per visualizzare lo stato di salute dell'hard disk:
sudo smartctl -H /dev/sda

Per visualizzare il report completo:
sudo smartctl -a /dev/sda

Per eseguire un autotest rapido:
sudo smartctl -t short /dev/sda

Per visualizzare i risultati dell'autotest rapido:
sudo smartctl -l selftest /dev/sda

A questo punto, per avere un'idea dei parametri restituiti da SMART date un'occhiata all'elenco di questa pagina scegliendo il produttore del disco in vostro possesso.
Per mia esperienza vi consiglio di tenere sotto controllo i parametri: Raw Read Error Rate, Seek Error Rate e in particolare Reallocated Event Count che indica il numero di settori danneggiati riallocati nell'area di memoria di riserva del disco*.

Per quelli che amministrano server esiste un apposito modulo di Webmin, chiamato SMART drive status capace di generare un report di tutti i dischi presenti sulla macchina, come visibile nell'immagine seguente con la mia installazione.

Schermata SMART su Webmin

In ogni caso è sempre bene fare il backup**.

*) Se vedete questo parametro crescere allora fate il backup!
**) Il backup è bello, il backup è buono, il backup mi fa dormire sereno la notte (cit. Davide Bianchi).
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Alla fine ce l'ho fatta a scalare...

Pubblicato da Fabio il 16/08/2009 alle 16:36 in "Informatica".
No, non ho problemi con l'automobile, almeno non col cambio.
Mi riferisco al frequency scaling del processore AMD Athlon X2 che finalmente son riuscito a far funzionare senza pericolose ricompilazioni del kernel :-).

La scheda madre Asus M2N non è molto ben supportata sotto Ubuntu. Come già scritto qui, con questo modello di scheda si può presentare un kernel panic in fase di installazione del sistema operativo.
Per evitare problemi la cosa migliore è eseguire l'installazione di Ubuntu con le impostazioni di default del bios. Se si dovesse verificare un kernel panic la soluzione è disabilitare il supporto ACPI APIC support all'interno del menu Power.
Disabilitando la voce del bios l'installazione dovrebbe procedere regolarmente.

A questo punto entrando in Ubuntu probabilmente il frequency scaling risulterà non funzionante e tentando di utilizzare l'applet di gnome, per la gestione della CPU, otterrete un errore di "Variazione di frequenza non supportata".
Per ottenere il frequency scaling della CPU basterà tornare nel bios e riabilitare la voce precedentemente disattivata in fase di installazione.
L'ACPI support dovrà essere impostato a ACPI ver.1.0 come da default.

Nonostante questa procedura, nel mio sistema continua ad essere visualizzato un errore in fase di avvio, anche se il frequency scaling funziona, sintomo che la gestione dell'ACPI continua ad avere dei bug.

Ecco la schermata con l'icona indicante il funzionamento a bassa frequenza della CPU (e più in basso Paolo Attivissimo :-) )

Schermata a 1GHz
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Unire due PDF da shell

Pubblicato da Fabio il 21/06/2009 alle 11:55 in "Informatica".
Capita a volte di avere la necessità di generare un file PDF partendo da due PDF singoli. In Windows esistono vari tool appositamente realizzati per manipolare file PDF e probabilmente esistono anche degli equivalenti per Linux, ma non ci dimentichiamo della "potenza" della shell.
Per unire due file PDF basta digitare da shell il seguente comando che richiama Ghostscript:
gs -q -dNOPAUSE -dBATCH -sDEVICE=pdfwrite -sOutputFile=file_out.pdf 
file_in_1.pdf file_in_2.pdf file_in_3.pdf
Ovviamente il comando può unire un numero arbitrario di file in tempi brevi e senza programmi aggiuntivi (a parte Ghostscript chiaramente).

La shell conferisce al cavaliere Jedi sistemista la forza! :-)
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Ti piacerebbe scalare la frequenza?

Pubblicato da Fabio il 02/06/2009 alle 14:25 in "Informatica".
Visto che l'attuale PC (soprannominato Palo) regge "l'anima con i denti", stamattina mi ero convinto ad approntare il sostituto, un AMD X2 4400+ da 2.3 GHz con 2 GB di ram. Preso il CD di Ubuntu 8.04 LTS procedo all'installazione, risultato: Kernel Panic. (Me pensa: Iniziamo bene...)

Il pinguino consiglierebbe di riavviare il live cd con abilitato il log dell'ACPI, io ignoro e vado a vedere nel bios della scheda madre, una Asus M2N.
Cambio le impostazioni da BIOS e disabilito il supporto all'ACPI APIC (no, non ho sbagliato a scrivere è che hanno esagerato con gli acronimi).

Rilancio l'installazione e stavolta la procedura si conclude correttamente, riavvio ed accedo al sistema, tutto funziona correttamente tranne la gestione del "frequency scaling" della CPU.
Visto che il processore appartiene alla famiglia Energy Efficient, sarebbe stato "simpatico" che il sistema operativo riconoscesse la tecnologia AMD PowerNow e regolasse frequenza e tensione del core in base al carico di lavoro.
Invece i due core del processore lavorano costantemente alla frequenza massima.

Provo a sostituire il pacchetto powernowd con cpudyn, a riconfigurare le applets di gnome, cambiare le impostazioni dell'ACPI del Bios etc. etc. senza ottenere nessun risultato.
Da una ricerca su gugol scopro che: la Asus M2N con chipset NForce è particolarmente "rognosa" da far funzionare in linux (Andiamo bene...) e che Gnome, in Ubuntu 8.04, ha qualche problemino con la gestione della frequenza, problemino che non dovrebbe esistere in XFCE (Molto consolante....).

Sarà la poca voglia che avevo stamattina, sarà la gestione inefficiente del processore, sarà il ticchettio anomalo dell'hard-disck (calibrare le testine ogni minuto mi sembra eccessivo), ma il buon vecchio Palo è tornato al suo posto.

Come si dice, squadra che vince non si cambia!
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Condivisione di cartelle fra Windows e Ubuntu

Pubblicato da Fabio il 10/05/2009 alle 18:55 in "Informatica".
Stamattina su Gtalk, un amico, o presunto tale (visto che non mi presenta mai nessuna :-) ), mi ha chiesto informazioni su come fare a vedere la condivisione di windows su Ubuntu. Dato che non è la prima volta che ricevo questa richiesta, cercherò di presentare il metodo più semplice per condividere directory e file in una rete mista Windows-Linux.
Se siete alla ricerca di qualcosa di più complicato, con condivisioni protette da password, ricordo che ne ho già parlato qui.

In Ubuntu la condivisione delle directory o cartelle può essere impostata direttamente da Nautilus (l'esplora risorse di Gnome) cliccando con il tasto destro sulla cartella prescelta e selezionando Opzioni di condivisione.
Nel menu che vi si presenterà basterà attivare la condivisione ed eventualmente il permesso alla scrittura degli utenti, per rendere la cartella accessibile dagli altri PC della rete.

Per avere il controllo completo della configurazione di Samba consiglio di installare l'interfaccia grafica (GUI), che viene fornita dalla comunità di Ubuntu, la trovate in: Applicazioni -> Aggiungi/Rimuovi... cercando la parola samba.
Una volta installata ed avviata la GUI, vi troverete davanti una piccola tabella, con riassunte tutte le condivisioni e dei pulsanti per poterle aggiungere e modificare.
Selezionando: Preferenze -> Impostazioni Server... -> Impostazioni base potete cambiare il nome del workgroup. Ricordatevi che tutti i PC devono avere lo stesso workgroup, altrimenti la condivisione delle cartelle non funziona, quindi in questo caso mettete quello che usate su Windows, così non sbagliate.

Una volta verificato che la nostra cartella è presente all'interno dell'elenco condivisioni di Samba, si passa a configurare Windows.
Basta aprire Risorse di rete e selezionare Aggiungi risorsa di rete e seguite le istruzioni specificando l'indirizzo della directory nel formato: \\IP_DEL_PC\DIRECTORY.
Ad esempio, se la condivisione si chiama Pippo ed il PC ha indirizzo 192.168.1.10, allora basterà inserire nel campo: \\192.168.1.10\Pippo.
Fatto questo dovreste trovare il collegamento alla directory condivisa direttamente all'interno di Risorse di rete.

Invece, per accedere da Ubuntu alla condivisione Windows basta scrivere nella barra degli indirizzi di Nautilus smb://IP_DEL_PC/. Tenete presente che a volte Xp è un po' recalcitrante e richiede la password, in tal caso basta inserire le credenziali che usate per accedere al sistema operativo (non quelle di Ubuntu :-) ).

PS: Fede vediamo se ora ci riesci...

PPS: Lo so che è scritto malissimo, ma devo ancora digerire il cignale o cinghiale che dir si voglia, le fragole con la panna ed il "Sei un maschilista!" di venerdì. Queste sagre di paese son pericolose... :-)
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Montare un disco in automatico all'avvio di Ubuntu

Pubblicato da Fabio il 12/04/2009 alle 17:04 in "Informatica".
Torniamo a parlare dei classici argomenti di questo sito, con un "mini tutorial" sulla gestione dei dischi fes... ehm fissi su Ubuntu.
Uno dei componenti fondamentali di un sistema operativo è il file system, che ha il compito di gestire i blocchi (o settori) del dispositivo di memorizzazione e di presentare le informazioni contenute in esso in un formato facilmente gestibile dall'utente (file e directory).

Ogni sistema operativo, in base anche al file system ha un proprio modo di rappresentare un unità fisica di memorizzazione, ad esempio Windows attribuisce ad ogni partizione, di un disco rigido, una lettera univoca (C:, D: etc. etc.).
Linux invece gestisce le unità come parti del file system, in pratica il file system del disco rigido si collega, mediante l'operazione di mount ad una directory dal quale diventa accessibile all'utente.
In genere, Nautilus mostra la lista delle unità logiche presenti sulla macchina (indicate con un etichetta tipo: Supporto da xx GB) e se l'utente decide di accedere ad uno di essi, provvede a montarlo nel file system.

Come vi ricorderete (vero???), alcuni mesi fa ho realizzato un home server, con funzioni di NAS, con un disco rigido da 40 GB di cui ho rapidamente esaurito lo spazio disponibile. Di conseguenza ho deciso di aumentare lo spazio con un secondo hard disk.
Ruzzolando nello scatolone degli "avanzi tecnologici" recupero un Maxtor 80 GB proprio adatto allo scopo, lo formatto in EXT 3 e lo collego sul canale.

A questo punto il problema è far effettuare il "mount" dell'unità in automatico, all'avvio di Ubuntu, in modo che il disco sia accessibile da remoto sulla condivisione samba.
Ubuntu rappresenta le partizioni dei dischi fissi con un file all'interno della cartella dev.
Per ogni partizione esiste un file indicato come sdxy, dove x è la lettera che identifica il disco rigido e y il numero della partizione. Ad esempio, se ho due dischi collegati sul primo canale (Primary), il disco rigido impostato come slave verrà rappresentato come sdb e la sua partizione verrà chiamata sdb1.

Il file di configurazione dei dispositivi di memoria è /etc/fstab ed ha un aspetto tipo il seguente.
# /etc/fstab: static file system information.
#
# <file system>   <mount point>   <type>   <options>   <dump>   <pass>
  proc            /proc           proc     defaults    0        0
# /dev/sda1
UUID=xxxx... 	  /     ext3    relatime,errors=remount-ro  0       1
# /dev/sda2
UUID=yyyy... 	  none  swap    sw                     0        0
Il campo UUID è un campo alfanumerico utilizzato per identificare in modo univoco le partizioni.

Installiamo il nostro disco rigido nel computer ed ipotizziamo che la sua unica partizione EXT 3, venga riconosciuta da Ubuntu come sdb1. A questo punto modifichiamo il fstab ed aggiungiamo la riga corrispondente al nuovo disco.
# /etc/fstab: static file system information.
#
# <file system>   <mount point>   <type>   <options>   <dump>   <pass>
  proc            /proc           proc     defaults    0        0
# /dev/sda1
UUID=xxxx... 	  /     ext3    relatime,errors=remount-ro  0       1
# /dev/sda2
UUID=yyyy... 	  none  swap    sw                     0        0
# /dev/sdb1
UUID=zzzz...  /tua-dir  ext3    relatime,errors=remount-ro  0       0
Perché tutto funzioni correttamente dovete però inserire il codice UUID che identifica la partizione del nuovo disco.
Per ottenere questo codice, sapendo l'identificativo della partizione (nel nostro caso sdb1) basta scrivere nella shell il seguente comando:

sudo vol_id --uuid /dev/sdb1

E copiare il risultato nel file fstab, al posto del zzzz... dell'esempio :-).
Al successivo riavvio la partizione del nuovo disco rigido dovrebbe essere montata automaticamente nella directory definita nel file (nell'esempio è /tua-dir, voi metteteci quello che vi pare :-)).
Attenzione all'ultimo campo! Il valore 1 può essere inserito solo per la partizione di root, se lo mettete per le partizioni normali c'è il rischio che il sistema non parta.
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[VLC] Riprodurre video da una risorsa condivisa

Pubblicato da Fabio il 22/03/2009 alle 13:34 in "Informatica".
Nei vari esperimenti svolti con il "solito" file server, che ormai dovreste conoscere bene, visto che vi ho sfinito a forza di articoli, ho scoperto una cosa che magari potrebbe tornare utile a qualcuno.

Se, per la riproduzione di filmati e audio, usate come me il software VLC media player potreste avere delle difficoltà a riprodurre quei file che si trovano in una directory condivisa.

Inizialmente pensavo ad un bug come quello di Gedit, del quale avevo già parlato, in realtà è tutto risolvibile dalle impostazioni del media player stesso.
In VLC selezionate Impostazioni -> Preferenze... e nel menu laterale selezionate Ingresso / Codificatori -> Moduli di accesso -> SMB.

A questo punto basta riempire i campi: Nome utente SMB, Password SMB e Dominio SMB, con quelli della vostra condivisione per permettere a VLC di riprodurre i vostri file multimediali presenti nella condivisione.

Effelog ha raggiunto 1000 visite, o meglio visualizzazioni, se volete festeggiare ci sono cantuccini e vin santo laggiù in fondo sul tavolo. :-)
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