Pubblicato da Fabio il 29/06/2008
alle 17:31 in "Ricordi".
Sono passati 28 anni da quel 27 giugno 1980 nel quale il volo
IH 870 scomparì dagli schermi radar della penisola. La tragedia dell'
IH 870 venne rinominata dai giornalisti
"Strage di Ustica", anche se poi tanto vicino all'isola di Ustica non era.
Parliamo di quasi trent'anni fa quando i telefonini non esistevano, i computer erano pochi, i radar erano analogici e memorizzavano i dati su nastri magnetici, la rete esisteva solo a livello militare.
Ad oggi, le causa della sciagura non sono ancora note, le informazioni a disposizione non sono sufficienti a definire un quadro chiaro della vicenda. Le varie commissioni di periti hanno fornito teorie diverse ed i giornali hanno dato credito anche alle ipotesi più improbabili.
Il Douglas DC9 si è disintegrato in volo e non cadendo sull'acqua, le comunicazioni (come dimostrato dalla scatola nera) si sono interrotte improvvisamente come in presenza di un black-out elettrico. Questa dinamica è compatibile con le ipotesi di
bomba a bordo e di
cedimento strutturale dovuto all'età del velivolo.
A queste due ipotesi si contrappongono una serie di episodi che messi insieme rendono il quadro più complicato.
L'aereo I-TIGI ha avuto fin dall'inizio problemi di identificazione da parte del radar di controllo, come dimostrato dalle comunicazioni radio:
Roma - "870 si identifichi."
IH870 - "Arriva."
Roma - "Ok, è sotto radar, vediamo che sta andando verso Grosseto, che prua ha?"
IH870 - "La 870 è perfettamente allineata sulla radiale di Firenze,abbiamo 153 in prua. Ci dobbiamo ricredere sulla funzionalità del VOR di Firenze."
...
Roma - "Adesso vedo che sta rientrando, quindi, praticamente, diciamo che è allineato, mantenga questa prua."
IH870 - "Noi non ci siamo mossi, eh?!."
Durante il viaggio il volo ha incrociato due diverse pattuglie di caccia F104 italiani in addestramento, la cosa anomala è che uno di questi ha attivato il segnale di "Allarme generale" alla difesa aerea. I motivi non sono noti.
Da questi episodi nasce l'idea che un caccia ignoto si fosse nascosto sotto l'aereo di linea disturbandone il tracciamento radar e che uno dei caccia italiani lo avesse individuato. Il disastro sarebbe avvenuto, in tal caso, a seguito di una quasi collisione con il caccia ignoto, oppure a causa di un missile lanciato da aerei attaccanti non identificati nel tentativo di abbatterlo.
Lo spazio aereo italiano non è mai stato inviolabile e la dimostrazione è data dalla caduta giorni dopo di un Mig libico sul territorio nazionale. All'epoca infatti, Mig libici attraversavano il nostro spazio aereo per raggiungere la Jugoslavia dove effettuare le riparazioni.
A favore di quest'ultima ipotesi non esiste nessuna prova concreta. Inoltre, a rendere ancora più difficile una corretta analisi degli eventi è il fatto che, parte delle registrazioni dei radar militari siano andate perse oppure risultate incoplete.
Dopo 28 anni il mistero rimane.