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Ver. 9.08

Pubblicità sul DVB-T

Pubblicato da Fabio il 11/08/2009 alle 16:01 in "Secondo me".
Avete visto l'ultima pubblicità sul digitale terrestre, tecnicamente conosciuto come DVB-T?
In una manciata di secondi si ripercorre l'evoluzione della televisione italiana dal bianco e nero, al colore, fino al digitale dei giorni nostri. Peccato che in tutto ciò esista un errore di fondo grossolano.

La televisione a colori era (ed è) retrocompatibile con la televisione in bianco e nero. Mi spiego meglio, l'inizio delle trasmissioni a colori non ha avuto nessuna ripercussione sugli utilizzatori, perché chi aveva un televisore in bianco e nero poteva continuare lo stesso a vedere le trasmissioni (ovviamente non a colori).

Con il digitale terrestre non c'è nessuna compatibilità, un televisore analogico per visualizzare le nuove trasmissioni dovrà essere dotato di apposito decoder, perché ad un certo punto avverrà lo "switch-off" del segnale analogico (termine meno preoccupante di spegnimento dei ripetitori).

I decoder e la riqualificazione degli apparati di trasmissione per il digitale ci stanno costando molto, sia come singoli che come Stato. Forse puntare su tecnologie diverse e già disponibili (tipo internet, tanto per dirne una) poteva essere una scelta più saggia.
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Divagazione sui film di guerra

Pubblicato da Fabio il 09/08/2009 alle 18:12 in "Secondo me".
Non sono un gran appassionato di cinema, il mio interesse in questo campo è rivolto solo a pochi generi, in particolare film d'azione e di guerra e quelle poche pellicole comiche non demenziali.

E' guardando i film di guerra che si individua la grande differenza di stile fra i prodotti italiani e quelli holliwoodiani. Un tipico film di guerra americano prevede notevole dispendio di mezzi* ed uomini, grande profusione di gesti eroici ed effetti speciali.
In questi film la guerra tra due nazioni o alleanze si trasforma in una guerra tra i buoni ed i cattivi ed ovviamente alla fine a vincere saranno sempre i buoni.

Nei film italiani l'esito scontato della vittoria non esiste, forse sarà perché l'ultimo conflitto lo abbiamo "sostanzialmente" perso, ma nei nostri lungometraggi il finale tragico è un classico.
Nei film di guerra italiani non ci sono eroi, ma persone normali che lottano per la sopravvivenza e quando l'inferiorità è palese si sacrificano generosamente perché in quel momento è l'unica cosa giusta da fare.
Alla fine ti rendi conto che la rappresentazione della realtà è questa, non ci sono i buoni e neppure i cattivi, di cattivo c'è solo la guerra.

Se volete un esempio di film di guerra italiano guardate El Alamein - La linea del fuoco (qui lo spezzone iniziale), un buon film con un cast ed una fotografia ottimi.

*) Mezzi che spesso risultano storicamente incompatibili, come i cacciatorpediniere lanciamissili in Pearl Harbour o i carri M47 in La battaglia dei giganti.
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"NF" la mia dream-car

Pubblicato da Fabio il 23/05/2009 alle 11:44 in "Secondo me".
Nei giorni scorsi, quell'esperto di motori di Ali si è lanciato nella definizione della sua supercar ideale, poco tempo dopo lo ha seguito Giovanni con la sua Roy 01 e ora anche io mi vedo costretto a partecipare a questa specie di contest.

Prima di snocciolare la descrizione consiglio, a quei pochi lettori che ho, di non proseguire con la lettura, altrimenti rischiereste di farvi una pessima idea del sottoscritto.

Non potendo competere con i mostri che hanno presentato i due soggetti citati sopra, mi limiterò a presentare una "supercar" che sia facilmente realizzabile con l'odierna tecnologia ed economicamente accessibile.

Iniziamo...
La mia dream car la chiamerei "NF", un acronimo pensato per indicare la nuova versione di una famosa auto del passato.
Dimensionalmente si tratta di una piccola berlina tre porte, basata sul telaio Fiat Bravo con pesanti modifiche per aumentare la rigidezza e allo stesso tempo ridurre il peso.
La linea abbandona lo stile delle moderne medie, per tornare alla classica coda, come quella della vecchia Opel Astra 1a serie.

Frontalmente la calandra ritrova la grossa griglia squadrata con contorni cromati e due gruppi fari misti (alogena + led).
Ogni singolo gruppo è composto da due fari circolari affiancati (amichevolmente detti fanaloni), quello esterno per le luci di posizione, anabbagliante e profondità utilizza una lampada alogena e una a led, mentre quello più interno per le sole luci di profondità una lampada alogena.

Internamente abbiamo quattro posti veri (non 2+2) ed un cruscotto analogico (le lancette hanno sempre il loro fascino), con in aggiunta un LCD touch screen sulla consolle con il quale accedere al computer di bordo, che svolge funzioni di navigatore, riproduttore musicale, sistema di diagnostica e analisi consumi. Il sistema audio è minimale, composto da un 2 vie coassiale più due piccoli subwoofer posteriori.

Passiamo alla meccanica...
Per le sospensioni abbiamo all'anteriore il classico McPherson a ruote indipendenti più barra di torsione, al posteriore sistema a ruote interconnesse a BLG (bracci longitudinali guidati). I freni sono a disco autoventilanti su tutte le ruote con sistema ABS e ripartitore automatico della frenata.

La "NF" è una trazione p... ehm... anteriore, con motore anteriore longitudinale e cambio meccanico a 6 marce.
Il motore è un 4 cilindri a V di 90° di 1581 centimetri cubi di cilindrata ad iniezione elettronica Multi point controllata da centralina digitale.*
Sistema di distribuzione con 4 valvole per cilindro azionate da alberi a camme a fasatura variabile.

Sovralimentazione mediante compressore elettrico DfluxTM, con curva d'intervento modellata da una centralina digitale secondo tre modalità di funzionamento (economy, standard, HF). Potenza erogabile 137CV a circa 5800 giri/min, coppia 31 kgm a 3200 giri/min.
L'automobile è dotata di servosterzo elettrico, ABS, ESP, 6 airbag ad un costo non eccessivo.

Sono sicuro che qualcuno rimarrà deluso, ma la mia supercar è così...

*) Penso che alla Fiat Powertrain Tech. non avrebbero alcun problema a progettarlo, così durante i soliti discorsi fra uomini da "celhopiùlungoio", quando il tedescofilo si vanterà del suo 6 cilindri in linea, il proprietario di "NF" potrà rispondere facendo la "V" di victory con le dita, causando l'istantanea colica di fegato del malcapitato.
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Lancia fra marketing e crisi d'identità

Pubblicato da Fabio il 02/05/2009 alle 22:32 in "Secondo me".
Che a questo mondo gli status symbol siano importanti, se non fondamentali, penso sia un fatto assodato. L'apparenza è più importante della sostanza e l'automobile è un ottimo biglietto da visita; una bella e costosa automobile fa sempre colpo sugli altri, specialmente sul pubblico femminile.

Il marketing ha il compito di scoprire, o eventualmente creare, i bisogni della clientela ed individuare il prodotto adatto.
Una volta le auto erano più opere di artigianato, non esisteva il marketing di oggi e le auto venivano disegnate, seguendo più le idee: quelle del designer sulla linea della carrozzeria, quella degli ingegneri (e dei periti) sulla tipologia di motore, telaio, sospensioni, etc. , quelle del collaudatore sull'assetto; il tutto nel pieno rispetto della filosofia del marchio.
Per questa ragione un tempo era più facile individuare fra i vari marchi uno che meglio degli altri ci rappresentava e nel mio caso questo marchio è Lancia.

Lancia come tutte le altre marche storiche del panorama automobilistico italiano è stata fagocitata dal gruppo Fiat negli anni '70. L'ultima auto interamente Lancia è stata probabilmente la Fulvia.
Negli anni successivi l'intrusione della Fiat sarebbe cresciuta alla ricerca delle sinergie industriali fondamentali per la riduzione dei costi.
Intorno alla fine degli anni '80, il gruppo Fiat acquisisce anche l'ultimo marchio rimasto indipendente, Alfa Romeo e l'autonomia delle singole case, a questo punto, si può dire definitivamente annullata.
Da quel momento in poi verranno prodotte auto basate tutte sulla stessa piattaforma di origine Fiat, con minime personalizzazioni tecniche.

In queste condizioni la Fiat definisce le strategie di ogni marchio e mentre alcuni sono stati portati dolcemente a scomparire (vedi Autobianchi e Innocenti), ad altri è stata cambiata la filosofia in funzione delle necessità del gruppo.
Fiat in eterna contrapposizione ai marchi tedeschi ha definito tre distinti target per i suoi tre marchi: il popolare Fiat con antagonista Volkswagen, lo sportivo Alfa Romeo con BMW e il lussuoso Lancia con Mercedes.
Il marketing detta le regole, così la filosofia e la storia di un marchio come quello Lancia vanno a "farsi friggere".
Poco importa che le Lancia fossero fin dagli anni '50 auto sportive, vincitrici di molte competizioni, dalla 24 ore di Le Mans alla Targa Florio.

Probabilmente ricordarsi della Lancia degli anni '50 è troppo difficile e allora è preferibile fare un altro tipo di esperimento, prendere un potenziale cliente, appassionato di motori, e chiedere per cosa è famosa la Lancia, la risposta sarà una sola: "I rally!"
Perché come disse l'allora direttore della squadra corse Lancia, Cesare Fiorio: "A turno ci hanno provato in tanti, ma la storia dei rally l'ha fatta la Lancia".

E' iniziato tutto con la Fulvia ed il suo motore longitudinale 4 cilindri a V stretto, poi la Stratos con il suo propulsore Ferrari che avrebbe vinto molto di più se solo Fiat non avesse deciso di ritirarla, per far correre la 131 (auto tanto pesante da guidare da essere paragonata ad un camion) e poi la Lancia 037, l'unica trazione posteriore capace di rivaleggiare con le Audi integrali.
Dopo la 037 arrivò il momento della S4 integrale ed il suo mostruoso motore turbo, con lei si era raggiunto il limite estremo per il rally, il gruppo B sarebbe stato cancellato l'anno seguente. Ed infine la Delta HF integrale, probabilmente la più famosa delle Lancia da rally, l'ultima prima del ritiro dalle corse.

Invece di continuare a sfruttare il mito sportivo si è preferito convertire la Lancia a marchio di lusso. A sancire questo cambio di direzione la modifica dello stemma Lancia, per non parlare dell'abbandono, ancora più doloroso, dello stemma HF presente per l'ultima volta sulla Dedra.
Stilisticamente tutto è cambiato, in particolare nel muso. Le nuove lancia hanno una mascherina del radiatore che ricorda quelle delle auto degli anni '30, al posto della vecchia calandra sottile con la mascherina larga, tipica di tutte le Lancia dei rally e le stradali dalla Beta in poi.
Questo nuovo corso ha generato discreti disastri commerciali, come nel caso dell'ammiraglia Thesis fino ad arrivare all'ultima Nuova Delta che, appena presentata, ha fatto subito innervosire i Lancisti che si son visti dissacrare il proprio mito.

Le idee, quelle che avevano sempre caratterizzato le Lancia, come il motore a V a singola testata della Fulvia, o il sistema turbo della Delta non esistono più e sperare in un ritorno al passato, ora è fin troppo ottimistico. Pure la Nuova Fulvia, nonostante le critiche favorevoli della stampa, potrebbe non vedere mai la luce.
Un altro colpo basso ad un marchio in crisi di identità.
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A mente fredda

Pubblicato da Fabio il 10/04/2009 alle 15:00 in "Secondo me".
Non è di dolore che voglio parlare. Il dolore, purtroppo, non ha bisogno di essere spiegato o "recensito".

Tutto è iniziato quella mattina con la domanda di rito: "Hai sentito il terremoto?". Una domanda dettata dalla volontà di condividere un'emozione, come se l'aver sentito gli echi di quelle onde risolvesse qualcosa.
Io quella notte non mi ero accorto di nulla, forse a causa di quei 250 km di distanza dall'epicentro che in parte possono giustificare la mia insensibilità.

Trascorsi quei lunghi momenti di paura, la gente è tornata a dimostrare quella generosità, così rara da incontrare nella normale routine quotidiana.
In quelle ore l'imperativo era, giustamente, uno solo: "salvare più persone possibile". Tutto ciò ha dei connotati nobili ed allo stesso tempo eroici.

Per tutti quelli che, come me, non hanno vissuto in prima persona la tragedia, che non si sono svegliati di colpo e ritrovati tremanti accanto ad un muro maestro, che non si sono sentiti impotenti davanti a tanta forza, che non hanno imparato a convivere con quell'insonnia dettata dalla paura, si muovono una serie di ragionamenti generati dalla necessità di analizzare la tragedia.

Quel tecnico che sostiene che il terremoto poteva essere previsto è solo un approfittatore che vuol farsi pubblicità! Peccato che tutti si concentrino sui discorsi e non sui fatti. Ben pochi hanno analizzato la vicenda dal punto di vista tecnico e chiarito quali erano le possibilità ed i limiti di quella tecnologia.

"I terremoti non sono prevedibili!"
Chiamiamola apertura mentale?

Parlare delle caratteristiche antisismiche degli edifici ti porta all'interno di un turbine di discussioni che sono le stesse dal terremoto dell'Irpinia. E' inutile far notare come edifici moderni siano crollati, o lesionati seriamente con una facilità imbarazzante.
Eppure gli edifici dovrebbero essere costruiti in maniera tale da non uccidere, da restare "in piedi" anche se lesionati, in modo da permettere alle persone di uscire e salvarsi. Si sfrutta la solidità del cemento e l'elasticità del ferro per soddisfare questi requisiti.

Però, alcuni esperti, sottovoce, fanno notare che se le armature delle strutture portanti non sono "legate" a quelle dei solai è probabile che questi si sgancino e cadano giù, scorrendo sulle colonne e schiacciando tutto, in una trappola mortale.
Un progetto rispondente alle norme antisismiche serve a poco se la qualità costruttiva è colpevolmente schifosa, penso sia banale come ragionamento.

Se alcuni edifici devono "non uccidere", altri devono essere progettati per rimanere "in piedi" e sicuri anche dopo il sisma, è il caso degli ospedali e delle prefetture dai quali dipendono i soccorsi in catastrofi come quella Abruzzese. I danni ed i crolli subiti da strutture di edilizia pubblica sono stati ingenti, come nel classico leitmotiv italiano.

"Non è il momento di parlare delle scuole!"
Nella scuola elementare che ho frequentato pioveva dentro, in corrispondenza della congiunzione dei due corpi dell'edificio, sono passati più di 20 anni ed ancora continua a pioverci. Devo aggiungere altro?

Scelte scellerate, leggi poco rigorose, condoni, abusivismo, manutenzione assente, controlli approssimativi, piani regolatori mal pensati, risorse dirottate su altri progetti, tutti gli ingredienti di una tragedia. L'Abruzzo non è un caso particolare, la stessa città dove io abito potrebbe subire conseguenze simili in caso di un sisma di quella entità.

E poi gli sciacalli che girano fra le rovine in cerca di chissà quale guadagno materiale, oppure quelli che attraversano i paesi preannunciando nuove scosse, per un orrendo desiderio di divertimento. Forse anche loro frutto di decisioni poco opportune.

Novembre 1966: "La diga di Levane è crollata! Scappate!"
Aprile 2009: "Arriva un'altra scossa! Scappate!"
E' bello notare come, in questo paese, le tradizioni si mantengano nel tempo!

Concludo questa mia "filippica", con una delle cose che mi ha fatto più schifo di tutta questa immane tragedia: il sensazionalismo dei media.
Se dopo una sequenza straziante di pianti e lamenti, frasi toccanti ed immagini desolanti te ne esci con il resoconto degli ascolti del tuo telegiornale è ovvio che poi verrai subissato di proteste da quei pochi che ancora hanno neuroni funzionanti.
Si recupera un peluche dalle macerie e subito si ha pronta una frase d'effetto.
Si sveglia della povera gente dentro un auto e gli si pone una perspicace questione: "Perché dormite in macchina?"
I giornalisti si improvvisano esploratori con un bell'elmetto da celerino sulla testa e le telecamere che riprendono tutto; se poi il vigile del fuoco di turno ti urla "Annatevene a fan... voi e le vostre telecamere del...! pazienza.
Si riempiono interi palinsesti con le interviste a quella gente disperata.

Ho iniziato a scrivere queste note lunedì sera, ho cancellato, modificato e riscritto non so più quante volte.
Nonostante non abbia mai visitato l'Abruzzo ed in fin dei conti non abbia nessun legame con quella terra, a parte uno forse, mi ritrovo arrabbiato e pieno di amarezza, a sfogarmi, sperando che, come tradizione, anche questa tragedia non venga dimenticata col tempo.
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Nella vecchia X-Factor... ia

Pubblicato da Fabio il 31/01/2009 alle 20:39 in "Secondo me".
Seconda edizione di questo music show dedicato alla ricerca di un nuovo talento dotato di questo fantomatico fattore "X".
Lo scorso hanno il fattore "X" è stato individuato in una "tizia" dalla voce non proprio bellissima, la cui principale qualità è di cantare come una certa Amy Winehouse.

Ascoltare musica mi piace, però mi devo togliere un paio di sassolini dalla scarpa. X-factor è (o vorrebbe essere) un programma musicale: i partecipanti cantano dal vivo, però su una base preregistrata e mettendo in scena pure delle coreografie. Ma assumere una band ed eseguire le canzoni completamente live era troppo costoso? Cantare fermi davanti al microfono è vietato dalla costituzione? Visto che ci siamo e ridurre quegli effetti sulla voce dei cantanti? No!?!

A parte questo, i concorrenti allo sbaraglio sembrano selezionati invece che da esperti di musica, da esperti di marketing. Infatti, ho notato alcune somiglianze con artisti già affermati sulla scena musicale.
Ad esempio, l'eliminata Elisa Rossi ricordava, con le dovute proporzioni Bjork, Ambra Marie ricorda Shakira in versione Rock, le SOS le Atomic Kitten, i figli bastardi di Dioniso i Finley.

In queste prime tre puntate si sono visti e sentiti parecchi orrori, spesso e volentieri per scelte sbagliate in fase di assegnazione delle canzoni.
I Farias ci hanno regalato una "Bocca di rosa" completamente stravolta (in peggio) ed un "Oyo como va" senza assoli di chitarra elettrica.
Ad Ambra Marie hanno dato un paio di capolavori della musica ("Wish you were here", "Because the night") che andavano risparmiati ed un impietoso confronto con Antonella Ruggero, interpretato urlando (sembra che per avere una voce potente sia necessario urlare).
A Noemi è toccata quella "Somebody to love" dei Jefferson Airplane cantata da Grace Slick una delle migliori voci rock femminili (IMHO), che nella sua versione è diventata lenta e bassa di tonalità.
I figli bastardi di Dioniso pare non abbiano una gran conoscenza musicale e anche loro appartengono alla categoria degli urlatori a tutti i costi.
Per il resto una "Think" cantata da un uomo non è stata una gran trovata.

Nonostante questo qualche spezzone di buona musica c'è stato, apprezzabile la versione di "On my own" di Elisa eliminata prima del tempo, notevole anche "Closer" cantata da Daniele e molto divertente lo swing di "Take on me" di Enrico.
Tra tutti i "fattorizzati" quella che mi ha colpito di più è Serena, è stata all'altezza di "Georgia on my mind", ha continuato molto bene con "Anche un uomo" e ci ha offerto una "Chasing pavements" favolosa. Ha una voce chiara anche se non potentissima, è probabilmente la migliore, ma non ha i requisiti di marketing per vincere.

Nella prossima puntata pare verranno rovinate interpretate "Rock the Casbah" dei Clash, "Vieni via con me" di Conte e "Brava" di Mina da far cantare ad Enrico (ci hanno ripensato, fiuuu che fortuna!).

Nella vecchia X-Factor... ia ia ia oh.

PS: Sono stato troppo cattivo?

Aggiornamento:
Come avevo previsto, anche se non pensavo avvenisse così presto, è stata eliminata Serena perché non è stonata "non è discograficamente forte" come le SOS.
Quindi la X del titolo del programma significa "Marketing" questa è la conferma.
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Un programma in meno da guardare

Pubblicato da Fabio il 24/05/2008 alle 18:12 in "Secondo me".
La scorsa settimana è stata eliminata Ilaria, l'unica ragione che rendeva interessante un programma televisivo come X-Factor.
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L'inutile guerra dei formati

Pubblicato da Fabio il 23/03/2008 alle 11:01 in "Secondo me".
L'economia moderna si basa sulla vendita di beni, una volta tali beni si producevano in base alle richieste del mercato ora non è più così.
Sono gli stessi produttori che cercano di creare nuovi bisogni per far nascere nuovi settori di mercato.
Un esempio lampante di questa strategia è la creazione continua di nuovi formati audio e video che per essere utilizzati richiedono l'acquisto o la sostituzione di una serie di dispositivi.

In passato la guerra dei formati si è svolta fra VHS e Betamax, poi tra DCC e MiniDisc ora tra HD-DVD e BlueRay. In tutti i casi o ha vinto il formato più economico, ma anche meno performante, per l'utente (come nel caso del VHS) oppure si è trattato di un mezzo fallimento (DCC e MiniDisc).
L'ultima battaglia dei formati video ad alta definizione ha portato alla vittoria del formato Sony per abbandono da parte di Toshiba e del suo HD-DVD.
Ma il BlueRay nonostante questa vittoria, stenta a decollare, almeno in Italia.

Un formato si afferma nel mercato se l'utente effettivamente riconosce la sua qualità e/o superiorità rispetto al formato precedente o avversario.
Un esempio è il CD che si è affermato per la sua comodità rispetto al vinile 33 giri (ed un terzo, per la precisione), nonostante non fosse più economico e qualitativamente superiore.
Ma, nel caso del BlueRay, esiste un formato, il DVD, altrettanto comodo, già molto diffuso in tutto il mondo.
Probabilmente la maggior parte delle persone trova la qualità del DVD pienamente sufficiente, per cui sarà molto difficile che un formato come il BlueRay, che a fronte di una maggiore spesa economica promette solo l'incremento della qualità d'immagine, possa affermarsi nel mercato.

Il successore del DVD sarà probabilmente da cercare in un formato di file standardizzato che permetta come già avviene per l'mp3 una facile diffussione e commercializzazione con quel mezzo, internet, che negli ultimi dieci anni ha rivoluzionato la nostra vita.
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Le fiction sui carabinieri

Pubblicato da Fabio il 10/02/2008 alle 12:44 in "Secondo me".
L'ambiente delle forze dell'ordine ha da sempre ispirato molti sceneggiatori nella realizzazione di vari prodotti per il cinema e la televisione, sia drammatici che ironici. Fra tutte, quella dei carabinieri, è la forza dell'ordine che in questo ambito ha attirato maggiore attenzione; film come "Il tenente dei carabinieri" con Montesano oppure i telefilm del "Maresciallo Rocca" o per meglio dire Proietti ne sono un esempio.

Di conseguenza sulle varie reti imperversano "fiction" sui carabinieri, ma anche su guardia di finanza e costiera.
Una volta queste produzioni venivano chiamate sceneggiati, ora il termine non è più adatto, infatti fiction è più appropriato per definire questi prodotti che non sono per niente verosimili.

Seguono alcuni esempi di "finzione".

Il numero dei carabinieri femmina è incredibilmente alto in confronto a quello dei colleghi maschi (esempio: nell'ultimo "RIS delitti imperfetti", ci sono fra i protagonisti 3 carabiniere contro 4 carabinieri)

I trasferimenti di caserma avvengono in blocco (esempio: nell'ultimo Carabinieri $numero_che_non_ricordo buona parte dei componenti vengono spostati dalla vecchia caserma in una nuova in provincia di Siena)

Marescialli femmina sono talmente attraenti da far venir voglia di costituirsi per reati mai commessi (esempi lampanti: Giorgia Surina e Ines Nobili)

Concludo ricordando le incredibili (letteralmente) tecniche d'indagine dei (finti) RIS (sì lo so che è come sparare sulla crocerossa, ma spero che qualcuno, prima o poi, mi spiegherà come si fa a recuperare i dati da un hard-disk incendiato, aperto, con i piattelli in aria libera, senza alimentazione, utilizzando una sonda di un oscilloscopio e producendo in uno schermo una cascata di bit verdi in stile Matrix. Spero...).

PS: Comunque un "Grazie!" ai veri carabinieri è d'obbligo.
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I testimoni della mela

Pubblicato da Fabio il 25/11/2007 alle 17:11 in "Secondo me".
Questo è un periodo molto particolare per i possessori del computer con la mela, infatti la maggior parte dei blogger sono alle prese con la sperimentazione del nuovissimo sistema operativo Leopard.
Ed ogni momento è buono per decantare le lodi del "candido" oggetto e per convincere gli indecisi a fare il grande salto.

Quanto descritto è avvenuto per Maxime di Pensieri in eccesso ed anche per Davidonzo.
L'unico che esce un po' dal coro è Andrea Beggi che ha avuto qualche problema con il suo G4.

Mentre una volta, confrontare Mac e Pc era controproducente, a causa delle diverse architetture implementate nei processori, ora questa differenza si è ridotta dato l'adozione da parte della Apple di processori Intel. Ora i Mac li possiamo considerare come computer di fascia alta con un sistema operativo diverso dalle classiche "finestre".

I Mac hanno uno stile molto raffinato, componentistica non recentissima, ma ottimamente ingegnerizzata ed un sistema operativo che supera facilmente la concorrenza closed source. Tutto ciò è sufficiente per giustificare il "quasi-fanatismo" di certi testimoni della mela (senza offesa sia chiaro!)?

Attualmente l'hardware è uguale a quello del PC (a parte i processori AMD), il sistema operativo deriva da BSD che a sua volta deriva da Unix, il tutto realizzato in una elegante confezione.

Il problema è che nessuno scriverà un post elogiando la piattaforma PC per avergli permesso di installare nell'ordine: windows 98, windows 2000, Suse Linux, Ubuntu e xUbuntu, etc. etc. senza neanche cambiare un pezzo o pagare una Lira per installare un meraviglioso software di virtualizzazione.

Però il Mac è più elegante...
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